mercoledì 10 febbraio 2010

Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta, ricorda, quanta pace può esserci nel silenzio



Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta, ricorda, quanta pace può esserci nel silenzio
Finché è possibile senza doverti abbassare,sii in buoni rapporti con tutte le persone.

Di la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare.

Evita le persone volgari ed aggressive; esse opprimono troppo lo spirito.

Se ti paragoni agli altri corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine,
perchè sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.

Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.

Conserva l'interesse per il tuo lavoro, per quanto umile; è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli.
Ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù, molte persone lottano
per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo.

Sii te stesso.
Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all'amore;
poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba.

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età;
lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.

Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna.
Ma non tormentarti con l'immaginazione, molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là delle disciplina morale, sii tranquillo con te stesso,tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi
e delle stelle, tu hai diritto ad essere qui. Che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l'universo ti sia schiudendo come dovrebbe.

Perciò sii in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita.

Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati, i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo.

Fai attenzione: cerca di essere felice.

(Si dice erroneamente che questo poema sia stato trovato nell'antica chiesa di S. Paul a Baltimora nel 1692. Pare invece che sia stato scritto nel 1927 da Max Ehrmann (1872-1945).




Desiderata

Go placidly amid the noise and haste, and remember what peace there may be in silence. As far as possible without surrender be on good terms with all persons. Speak your truth quietly and clearly; and listen to others, even the dull and ignorant, they too have their story.

Avoid loud and aggressive persons, they are vexations to the spirit. If you compare yourself with others, you may become vain and bitter; for always there will be greater and lesser persons than yourself. Enjoy your achievements as well as your plans.

Keep interested in your own career, however humble, it is a real possession in the changing fortunes of time.

Exercise caution in your business affairs; for the world is full of trickery. But let this not blind you to what virtue there is; many persons strive for high ideals; and everywhere life is full of heroism.

Be yourself. Especially, do not feign affection. Neither be cynical about love; for in the face of all aridity and disenchantment it is perennial as the grass.

Take kindly the counsel of the years, gracefully surrendering the things of youth. Nurture strength of spirit to shield you in face of sudden misfortune. But do not distress yourself with dark imaginings. Many fears are born of fatigue and loneliness.

Beyond a wholesome discipline, be gentle with yourself. You are a child of the universe, no less than the trees and the stars; you have a right to be here. And whether or not it is clear to you, no doubt the universe is unfolding as it should.

Therefore be at peace with God, whatever you conceive him to be, and whatever your labors and aspirations, in the noisy confusion of life keep peace with your soul.

With all its sham, drudgery & broken dreams, it is still a beautiful world. Be careful. Strive to be happy.



Origins:
Almost every copy of Desiderata carries the claim that the original was found in Old Saint Paul's Church in Baltimore in 1692. It's comforting to believe that some truths are universal, that the beauty of the human spirit is unchanging, ever present, and inviolate. A poem rife with applicability in today's world being found in a church so many centuries ago supports those comforting beliefs. That it's an unsigned piece makes it all the more beautiful: one sees these inspirational words as the anonymous writer's gift to the world. His humility kept him from signing it . . . and maybe there's another lesson for us in that.

As pureheartedly meaningful as its words are, Desiderata's history doesn't quite match up with the fable built around it. The poem wasn't penned by one of our nameless ancestors many centuries ago; it was written in 1927 by Max Ehrmann (1872-1945). This selfless writer of many centuries ago was actually a lawyer from Terre Haute, Indiana. Like most of Ehrmann's writings, Desiderata failed to attract much attention during his lifetime; three years after his death, his widow had it and some of his other works published as The Poems of Max Ehrmann.

Confusion over Desiderata's authorship arose in 1956 when a Maryland pastor used the poem in a collection of mimeographed material for the congregation of Old St. Paul's Church in Baltimore. He'd been fond of essays and poems of an inspirational nature, and it was often his practice to mimeograph writings he liked, form them into booklets, and place them in pews around the church. The Desiderata booklet was printed on letterhead emblazoned "Old St. Paul's Church, Baltimore, A.D. 1692" (the year of the church's founding).

Some member of that congregation must have liked the poem well enough to pass along to a friend. From there it passed through many hands, along the way losing the attribution to Max Ehrmann and gaining — through a muddling of the letterhead's message — the claim that the work itself had been discovered in Old St. Paul's church in 1692.

The poem then found a foothold in California, where San Francisco's "flower children" embraced it delightedly as a centuries-old affirmation of their philosophy of love and peace. From there it spread as underground printers, thinking they were dealing with a work in the public domain, started cranking out inexpensive posters.

The piece hit a new level of popularity after a copy was found on Adlai Stevenson's bedside table when he died in 1965. He'd been intending to use the "ancient" poem in his Christmas cards.

The spoken version of Desiderata earned a Grammy award for Les Crane in 1971. Like many others, he'd seen the words on a poster and mistakenly thought them to be in the public domain. That error cost him — he was later forced to share the royalties with the late Ehrmann's family. (Ehrmann's original 1927 copyright was renewed in 1954 by Bertha Ehrmann, and is now held by Robert L. Bell of Sarasota, Florida.) It seems Crane had failed to heed the poem's exhortation to "exercise caution in your business affairs."

Lentamente muore



Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e
i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una
splendida felicità.

(Poesia erroneamente attribuita a Pablo Neruda. Trattasi di una poesia di Martha Medeiros)



¿QUIÉN MUERE?
Muere lentamente quien se transforma en esclavo del hábito,repitiendo todos los días los mismos trayectos,quien no cambia de marca,no arriesga vestir un color nuevoy no le habla a quien no conoce.Muere lentamente quien hace de la televisión su gurú.Muere lentamente quien evita una pasión,quien prefiere el negro sobre blancoy los puntos sobre las "íes" a un remolino de emociones,justamente las que rescatan el brillo de los ojos,sonrisas de losbostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.Muere lentamente quien no voltea la mesa cuando está infeliz en eltrabajo,quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño,quien no se permite por lo menos una vez en la vida,huir de los consejos sensatos.Muere lentamente quien no viaja, quien no lee, quien no oye música,quien no encuentra gracia en si mismo.Muere lentamente quien destruye su amor propio, quien no se dejaayudar.Muere lentamente, quien pasa los díasquejándose de su mala suerte o de la lluvia incesante.Muere lentamente, quien abandona un proyecto antes de iniciarlo,no preguntando de un asunto que desconoceo no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando siempre que estar vivoexige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar.Solamente la ardiente paciencia haráque conquistemos una espléndida felicidad.

martedì 9 febbraio 2010

L'acchiappasogni - The Dreamcatcher


LA LEGGENDA DEL DREAM CATCHER SECONDO LA CULTURA DEI CHEYENNE
Molto tempo prima che arrivasse l’uomo bianco, in un villaggio cheyenne viveva una bambina il cui nome era Nuvola Fresca. Un giorno la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera:” quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero a nutrirsi, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento e lo cacci via. Ma non capisco cosa sia tutto questo”.
Con grande amore materno Ultimo Sospiro della Sera rassicurò la piccola dicendole: “le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti” Nuvola fresca rispose: “ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche che sono buone”.
Allora la saggia madre, sapeva che in cuor suo sarebbe stato ingiusto chiudere la porta alla paura della sua bimba, inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte, poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, cioè quelli utili per la crescita spirituale della sua bambina, da quelli cattivi, cioè insignificanti e ingannevoli. Ultimo Sospiro della Sera costruì tanti dream catcher e li appese sulle culle di tutti i piccoli del villaggio cheyenne. Man mano che i bambini crescevano abbellivano il loro acchiappasogni con oggetti a loro cari e il potere magico cresceva, cresceva, cresceva insieme a loro… Ogni cheyenne conserva il suo acchiappasogni per tutta la vita, come oggetto sacro portatore di forza e saggezza.
Ancora oggi, a secoli di distanza, ogni volta che nasce un bambino, gli Indiani costruiscono un dreamcatcher e lo collocano sopra la sua culla. Con un legno speciale, molto duttile, plasmano un cerchio, che rappresenta l'universo, e intrecciano al suo interno una rete simile alla tela del ragno. Alla ragnatela assegnano quindi il compito di catturare e trattenere tutti i sogni che il piccolo farà. Se si tratterà di sogni positivi, il dream catcher li affiderà al filo delle perline (le forze della natura) e li farà avverare. Se li giudicherà invece negativi, li consegnerà alle piume di un uccello e li farà portare via, lontano, disperdendoli nei cieli...




LA LEGGENDA DEL DREAMCATCHER SECONDO LA CULTURA LAKOTA
Nei tempi antichi un vecchio stregone si trovava sulla cima di un monte ed ebbe una visione. Iktome, grande maestro di saggezza, gli apparve sotto forma di ragno e gli parlò in una lingua sacra. Disse al vecchio lakota dei cicli della vita, di come iniziamo a vivere da bambini passando dall’infanzia all’età adulta, e alla fine diventiamo vecchi e qualcuno si prende cura di noi come se fossimo diventati un’altra volta bambini, così si completa il ciclo.
Mentre parlava, il ragno prese all’anziano un cerchio che aveva con lui, era un cerchio di salice al quale erano attaccate delle piume e delle crine di cavallo abbellite da perline. Prese il cerchio e iniziò a tessere una rete all’interno, mentre tesseva continuava a parlare e disse: “in ogni periodo della vita vi sono molte forze, alcune buone e altre cattive, se ascolterai le forze buone queste ti guideranno nella giusta direzione, ma se ascolterai quelle cattive andrai nella direzione sbagliata e questo potrebbe danneggiarti.
Mentre il ragno parlava continuava a tessere nel cerchio la sua tela, quando finì di parlare Iktome consegnò all’anziano il cerchio con la rete e disse: “la ragnatela è un cerchio perfetto con un buco nel centro, utilizzala per aiutare la tua gente a raggiungere i loro obiettivi, facendo buon uso delle idee, dei sogni e delle visioni. Se crederete in WAKAN TANKA, la rete tratterrà le vostre visioni buone, mentre quelle cattive se ne andranno attraverso il foro centrale”.
L’anziano stregone raccontò in seguito questa visione alla sua gente e da allora i Lakota ritengono l’acchiappasogni un oggetto sacro e lo appendono all’entrata dei loro tepee per filtrare i sogni e le visioni. Quelli buoni sono catturati nella rete e quelli maligni scivolano nel buco centrale e scompaiono per sempre.


LA LEGGENDA DEL DREAMCATCHER SECONDO LA CULTURA CHIPPEWA
Un ragno era solito tessera la tela in un angolo, vicino al giaciglio in cui Nokomis dormiva. Ogni giorno Nokomis osservava il ragno, mentre questi era intenento a tessere la sua ragnatela. Un dì mentre lo guardava al lavoro entrò suo nipote e guardando il ragno gridò: “Nokomis-iya!”. Fece un balzo e presa una scarpa per colpirlo. “No-Keegwa” (Non ucciderlo), sussurrò la nonna. “Nokomis perché vuoi proteggere il ragno)” chiese il ragazzo. La vecchia non gli rispose. Quando il ragazzo se ne andò, il ragno si avvicinò alla nonna per ringraziarla di averlo salvato, e le disse: “Per molti giorni mi hai osservato mentre tessevo la mia tela. Poiché mi hai salvato la vita ti offrirò un dono”. Sorridendo si allontanò, sempre tessendo la ragnatela. Subito la luna si avvicinò alla finestra e illuminò con un magico raggio la rete. “Vedi come sto tessendo?” disse il ragno “Guarda e impara ogni rete catturerà i sogni brutti mentre lascerà passare i sogni buoni riusciranno a passare attraverso il piccolo buco centrale, questo è il mio regalo per te. Usalo per ricordare solo i bei sogni, i sogni cattivi infatti resteranno per sempre impigliati nella rete.”

Poesie Nativi Americani




Allora, io ero la, sulla più alta delle montagne, e tutto intorno a me c'era l'intero cerchio del mondo. E mentre ero la, vidi più di ciò che posso dire e capii più di quanto vidi; perché stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa, e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere. E io dico che il sacro cerchio del mio popolo era uno dei tanti che formarono un unico grande cerchio, largo come la luce del giorno e delle stelle, e nel centro crebbe un albero fiorito a riparo di tutti i figli di un'unica madre ed in un unico padre.
E io vidi che era sacro...
E il centro del mondo è dovunque.
Il tramonto
Alce Nero (Heaka Sapa)
(1863 - 1950)
Sioux Oglala





Che cos'è la vita ?

È lo scintillio
Della lucciola nella notte.
È il respiro
Del bisonte in inverno.
È la piccola ombra
Che si arrischia sull'erba
E si perde al tramonto del sole.
Crowfoot, Piedineri




"Il Creatore lassù è il Grande Spirito ed il Grande Mistero, i Suoi doni sono abbondanti più di quanto tu non voglia. Egli ti porge un ramo di amore e protezione e ti disegna dove la terra è tranquilla, l'aria pura e l'acqua pulita e limpida abbastanza per dare la vita. Tu cammini, tu respiri, tu mangi, per te questi sono i piaceri. Quando il tuo cuore sarà stanco ed il tuo cerchio fuori equilibrio, Egli ti farà salire nuovamente e ti disegnerà sulla buona strada dei Menominee, per questo Egli è forte e saggio."
Wae Wae Non Ne Mot
dalla versione Menominee del 23° Salmo
Menominee Tribe of Wisconsin




" Vivi la tua vita in maniera tale che la paura della morte non possa mai entrare nel tuo cuore. Non attaccare nessuno per la sua religione; rispetta le idee degli altri, e chiedi che essi rispettino le tue. Ama la tua vita, migliora la tua vita, abbellisci le cose che essa ti da. Cerca di vivere a lungo e di avere come scopo quello di servire il tuo popolo. Prepara una nobile canzone di morte per il giorno in cui ti incamminerai verso la grande separazione. Rivolgi sempre una parola od un saluto quando incontri un amico, anche se straniero, in un posto solitario. Mostra rispetto per tutte le persone e non umiliarti davanti a nessuno. Quando ti svegli al mattino ringrazia per il cibo e per la gioia della vita. Se non trovi nessun motivo per ringraziare, la colpa giace solo in te stesso. Non abusare di niente e di nessuno, per farlo cambia le cose sagge in quelle sciocche e priva lo spirito delle sue visioni. Quando arriverà il tuo momento di morire, non essere come quelli i cui cuori sono pieni di paura, e quando arriverà il loro momento essi piangeranno e pregheranno per avere un 'altro poco di tempo per vivere la loro vita in maniera diversa. Canta la tua canzone della morte e muori come un eroe che sta tornando alla casa."
Capo Tecumseh
(1768 - 1813)
Nazione Shawnee




Un uomo Sacro ama il silenzio, ci si avvolge come in una coperta: un silenzio che parla, con una voce forte come il tuono, che gli insegna tante cose. Uno sciamano desidera essere in un luogo dove si senta solo il ronzio degli insetti. Se ne sta seduto, con il viso rivolto a ovest, e chiede aiuto. Parla con le piante, ed esse rispondono. Ascolta con attenzione le voci degli animali. Diventa uno di loro. Da ogni creatura affluisce qualcosa dentro di lui. Anche lui emana qualcosa: come e che cosa io non lo so, ma è così. Io l'ho vissuto. Uno sciamano deve appartenere alla terra: deve leggere la natura come un uomo bianco sa leggere un libro.
Cervo Zoppo
Sioux

Poesie di Luigi Picchi


Il tempo è una bugia.

A volte anche i ricordi.

Forse anche le parole.

Sera nostalgica.

Rispolvero gli scaffali.

Apro cassetti chiusi da secoli.

E questo è quello che ne esce.

Le poesie di LP..


A.



GIOIA

E così mi sorprendono le foglie d’autunno
e le chiacchiere dei passanti. Certi silenzi.
E il passaggio lontano d’un treno.
Un cane che gioca. Una commessa
che sistema una vetrina.

La vita è un meraviglioso acquario.

La gioia è stare fuori
e da fuori vedere.
L’ebbrezza è stare dentro.
Essere tutti con tutti.

Mi è capitato al Grest,
a militare, sugli autocarri
nel freddo della notte.
Nel coro coi monaci,
a messa (se i canti
sono belli). Sul treno,
in metró. In aereo.
In mezzo a gente
sconosciuta.

Allora la mia solitudine
è ospite.
Siete tutti dentro di me.
Nel grembo dell’anima.

Ancora dubiteranno
della mia gioia,
Ancora la calunnieranno.
La mia gioia
di poeta.

Eppure la mia gioia
è l’attesa del bene
che verrà.
E’ l’attesa dell’armonia
che lentamente cresce
dal caos.

La mia gioia è credere
nella prateria
dopo la cenere.
È lasciar fare all’inverno
la primavera.
Perché l’inverno è solo
il suo riposo.




DI MIA SORELLA AFFETTA DA TUMORE ALL’INTESTINO

Come un cerchio di fuoco (flammantia moenia
mundi) la circonda la sofferenza e da tutti, da tutto
la separa in un’estrema amara solitudine. Non
può capire questo chi non c’è dentro. Il dolore è più
d’un universo parallelo, è il luogo dell’esilio vero,
della lontananza, della separazione, della lacerazione.
Per questo è la casa di Dio, il dolore, è Dio il dolore.
Flebo, tubi, cerotti, tagli, cuciture, tutto un traffico
di sangue e questa anestesia che è un bluff. Alla
fine c’è più da fidarsi del dolore che della gioia:
è più onesto. Lui lascia tracce, lascia sigilli.



AUT AUT

Gesù dovrei scegliere te
che hai pagato fino in fondo
la tua stessa solitudine.
Hai sposato e vissuto
tutta la solitudine dell’uomo.
Ti vedo sempre incompreso,
frainteso e ignorato.
E poi liquidato senza onore.
La reputazione sacrificata.
Indifeso, braccato, umiliato.
In fondo sei uno dei nostri.
Lupo della steppa pure tu.
Outsider e maledetto.
Amavi stare solo.
E ti pesava.
Certe notti non riuscivi
a dormire e vegliavi.
Un po’ ti consolava
la maestà della natura.
Spesso Dio, tuo padre,
si sottraeva a te che
lo cercavi.
Se scelgo te
allora voglio in cambio
tutto quello che può
dare la solitudine:
supremi dolori, ma
anche beatitudini.
L’inferno della Solitudine,
ma pure il suo Paradiso,
le sue aristocratiche ebbrezze.
E la sua gloria. Amen



IO E DIO

Ho già tanto avuto (sono
un poeta).
E poi non m’interessa l’ideale.
Né il sogno. La Bellezza
è reale, già qui.
Sei tu che mi leggi,
pensi e dimentichi.
Tu che fai fatica.
Anche un bimbo che gioca
fa fatica (esausto s’addormenta).
Questo travaglio d’universo
che qui fa rumore, a Dio
è musica. Lo so.
Lui è felice. E’ contento
di noi.


Hallelujah - Ciao Vale



http://www.youtube.com/watch?v=fVLrZ49iuCk


I heard there was a secret chord
that dav I’d played and it pleased the lord
but you don't really care for music, do you
well it goes like this the fourth, the fifth
the minor fall and the major lift
the baffled king composing hallelujah

hallelujah...

well your faith was strong but you needed proof
you saw her bathing on the roof
her beauty and the moonlight overthrew you
she tied you to her kitchen chair
she broke your throne and she cut your hair
and from your lips she drew the hallelujah

hallelujah...

baby I've been here before
I've seen this room and I've walked this floor
I used to live alone before I knew you
I've seen your flag on the marble arch
but love is not a victory march
it's a cold and it's a broken hallelujah

hallelujah...

well there was a time when you let me know
what's really going on below
but now you never show that to me do you
but remember when i moved in you
and the holy dove was moving too
and every breath we drew was hallelujah

well, maybe there's a god above
but all I’ve ever learned from love
was how to shoot somebody who outdrew you
it's not a cry that you hear at night
it's not somebody who's seen the light
it's a cold and it's a broken hallelujah

hallelujah...

J'ai vécu - Charles Aznavour (Ho vissuto - I've lived)

Quand je prendrai solitaire
L'aller simple sans retour
Que tout homme de la terre
Prend un jour
Pour aller voir Dieu le père
Et lui conter mes vertus
Je lui dirais sans manière
J'ai vécu

J'ai vécu la vie d'un être
Pétri de chair et de sang
J'ai vécu
Chaque seconde de mon temps
J'ai vécu pour tout connaître
De ce qui m'était offert
Sans souci d'aller au ciel ou en enfer
Pensant que je n'avais rien de mieux à faire

Ni plus ni moins optimiste
Que le reste des humains
J'ai mené la vie d'artiste
Pas de saint
Dés lors que s'éteint la piste
Que le spectacle s'est tu
Admettons qu'en égoïste
J'ai vécu

J'ai vécu la vie d'un être
Qui n'aspirait qu'au bonheur
J'ai vécu
Jusqu'à m'en déchirer le coeur
J'ai vécu, mon Dieu, peut-être
Sans penser à mon salut
Mais sur terre on m'avait affirmé que tu
Laissais venir à toi les brebis perdues

Si mes lettres de créances
Semblaient minces et sans effet
Si pour toucher sa clémence
Je devais
Justifier mon existence
En détail par le menu
Je dirais pour ma défense
J'ai vécu

J'ai vécu de feu dans l'âme
Pour les filles au coeur chaud
J'ai vécu
Le désir planté dans la peau
J'ai vécu au nom des femmes
Pour l'amour et ses envies
Croyant par moment toucher au paradis
J'ai vécu
Ma vie



HO VISSUTO

Quando prenderò un bel giorno,
Già nel numero dei più,
La mia vita senza ritorno per lassù,
Incontrando il padreterno,
Umilmente, questo si,
Potrò dirgli che ho vissuto:tutto qui.
Ho vissuto come un uomo di illusioni e realtà,
Ho vissuto ogni secondo d'ogni età,
Per conoscere del mondo tutto ciò che offriva a me
O giocarmi il paradiso caso mai,
Perché questo era giusto secondo me.

Ho vissuto da ottimista quanto ognuno che sta qui,
Non da santo ma da artista questo sì,
Finché son rimasto in pista ho vissuto, e come no?
Se e' un discorso egoista io sarò!...
Ho vissuto ad inseguire sempre la felicità,
Fino a quando tu non mi hai chiamato qua,
Forse alla salvezza eterna io non ho pensato mai,
Però in terra mi hanno sempre detto che
La pecora smarrita la chiamavi a te.

Se per scarse credenziali quando mi presenterò,
La clemenza celestiale non avrò,
Dettagliando ogni minuto del bel gioco che finì
Posso dire: "l'ho vissuto tutto qui".
Ho vissuto i desideri che portavo con me,
Come un fuoco sulla pelle e intorno a me,
Ho vissuto per l'amore mio potere e schiavitù,
E ho creduto al paradiso anche laggiù.
Consumando i giorni che ho vissuto, qui,
Ho vissuto: si!



I HAVE LIVED

When I take a one-way ticket to the road of no return,
on a journey every man must make some day.
When it's time to meet the Father
and explains my sins away,
I will tell him, yes I'll tell him I have lived.

I have lived each single moment as a man of flesh and blood,
with my soul and all my senses open wide.
I have lived and tasted everything that called out to be tried
and afraid of either heaven or of hell,
never caring if I had a soul to sell.

I was no more optimistic than my fellow man would be,
I have always been an artist, not a saint.
Now the moonlights are dimming,
no more costumes, no more paint.
I admit that I was selfish, I have lived.

I have lived a life of running, after joy and happiness,
with a new dream always tearing at my heart.
Oh my Lord, I should have thought of my salvation at the start,
but on Earth so many mornings I was told,
you would take a sinner back into the fall.

If my reasons seem too fragile and my words have no effect
and forgiveness is the one thing I must win,
I'll explain my live and show you all I am and all I've been
and I'll say for my defence that I have lived.

I have lived with soul on fire, with desire in my skin,
in the name of all the women I have known.
I have worshipped every shrine of love and if I must at all,
I'll be ready then to kneel and pay the price,
for the yesterdays I spent in Paradise.

I have lived my life.

Map to my heart - Mappa per il mio cuore - Celine Dion


http://www.youtube.com/watch?v=OcZ8cypJFW0

Se veramente vuoi arrivare a me
non è poi così difficile
dammi una ragione per danzare nel buio
sii lì a prendermi e io cadrò a prescindere
se vuoi sapere come arrivare a me
segui la mappa per il mio cuore
piango per nessuna ragione
rido nei momenti difficili
non c’è un manuale
che spiega dove sto andando
così mostrami la strada MAP TO MY HEART
Give me a reason
To dance in the dark
Be there to catch me
And I'll fall apart
If you wanna know how to get to me
Follow the map to my heart
I cry for no reason
I laugh at awkward moments
There's no manual That explains where
I'm going
So show me the way
Show me the way
White chocolate kisses
Under the stars
Riding on horses
Boys with guitars
If you wanna know how to get to me
Follow the map to my heart
You play that thing
Like you're talkin again
You strum those strings
Like an angel on Earth
Did you notice
I can't focus on nothing else
Whats making me come
Out of my shell
Sometimes its so hard to tell
I don't even know myself
When you do
Yeah you do
Don't ask for directions
I'm tired of explaining
There's no book I've read
That says what I'm saying
So show me the way
Show me the way
Give me a reason
To dance in the dark
Be there to catch me
And I'll fall apart
If you really wanna get through to me
You don't have to try so hard
If you wanna know how to get to me
Then follow the map to my heart
Just follow it baby
To my
To my heart






MusicPlaylist
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lunedì 8 febbraio 2010

Piange nel mio cuore - Paul Verlaine



Piange nel mio cuore
Come piove sulla città;
Cos'è questo languore
Che mi penetra il cuore?

O dolce brusìo della pioggia
Per terra e sopra i tetti!
Per un cuor che si annoia,
Oh il canto della pioggia!

Piange senza ragione
Nel cuore che si accora.
Come! Nessun tradimento!...
Dolore senza ragione.

È la pena maggiore
Senz'odio e senza amore
Ha tanta pena il cuore!



Il pleure dans mon cœur
Comme il pleut sur la ville;
Quelle est cette langueur
Qui pénètre mon cœur?

Ô bruit doux de la pluie
Par terre et sur les toits!
Pour un cœur qui s'ennuie
Ô le chant de la pluie!

Il pleure sans raison
Dans ce cœur qui s'éccœure.
Quoi! nulle trahison?...
Ce deuil est sans raison.

C'est bien la pire peine
De ne savoir pourquoi
Sans amour et sans haine
Mon cœur a tant de peine!

Se tu non parli - R. Tagore



Se tu non parli
riempirò il tuo cuore del mio silenzio
e lo sopporterò.
Resterò qui fermo ad aspettare come la notte
nella sua veglia stellata
con il capo chino a terra
paziente.
Ma arriverà il mattino
le ombre della notte svaniranno
e la tua voce
in rivoli dorati inonderà il cielo.
Allora le tue parole
nel canto
prenderanno ali
da tutti i miei nidi di uccelli
e le tue melodie
spunteranno come fiori
su tutti gli alberi della mia foresta.

Prendi un sorriso - Gandhi



Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al Mondo.

La Morte Ci lascia nostalgici, noi di qua - Emily Dickinson



La Morte Ci lascia nostalgici, noi di qua,
Salvo che sia passata
Siamo ignari delle sue Faccende
Come se non fosse nata.
Attraverso tutti i loro Luoghi passati, noi
andiamo come Individui
Che hanno perso qualcosa, il cercare
È tutto ciò che è lasciato loro, ormai



Death leaves Us homesick, who behind,
Except that it is gone
Are ignorant of it's Concern
As if it were not born.
Through all their former Places, we
like Individuals go
Who something lost, the seeking for
Is all that's left them, now -

J935 (1864) / F1066 (1865)



La morte arriva e se ne va senza dirci mai niente di quali sono i suoi fini, di cosa veramente succede dopo il suo passaggio. Per noi è una cosa senza tempo e possiamo raffigurarcela soltanto così: come un misterioso avvenimento che spunta all'improvviso, senza il divenire che segue ad una nascita. Quello che ci resta dopo è solo un vagare sperduti nel ricordo di chi se n'è andato, come persone che hanno perso qualcosa e il cui solo pensiero è ormai quello di cercare in ogni modo le tracce del passato.

Ciò che posso fare - Emily Dickinson



Ciò che posso fare - lo farò -
Anche se esiguo come una Giunchiglia -
Quello che non posso - deve restare
Ignoto alla possibilità -



What I can do - I will -
Though it be little as a Daffodil -
That I cannot - must be
Unknown to possibility -

J361 (1862) / F641 (1863)

Gibran - Una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore




Allora una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore.
Ed egli rispose:
La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
E quello stesso pozzo che fa scaturire il vostro riso fu più volte
colmato dalle lacrime vostre.
Come potrebb'essere altrimenti?
Più a fondo vi scava il dolore, più gioia potete contenere.
La coppa in cui versate il vostro vino non è la stessa coppa cotta
nel forno del vasaio?
E il liuto che addolcisce il vostro spirito non è lo stesso legno
intagliato dal coltello?
Quando siete felici, se scruterete il vostro cuore, troverete che è
ciò che vi ha fatto soffrire a darvi ora la gioia,
E quando siete afflitti, guardate ancora nel cuore, e scoprirete che
state piangendo solo per ciò che vi ha reso felici.
. . . . .
Alcuni di voi dicono, "La gioia è più grande del dolore" e altri dicono,
"No, il dolore è più grande".
Ma io dico a voi che sono inseparabili.
Essi giungono insieme, e quando l'una siede a tavola con voi,
ricordate che l'altro dorme nel vostro letto.
In realtà, oscillate tra il dolore e la gioia come i piatti d'una bilancia.
Solo se vuoti, state fermi e in equilibrio.
E quando il tesoriere vi alzerà per pesare il suo oro e il suo
argento, allora la gioia o il dolore dovranno per forza sollevarsi o
cadere.


E una donna gli chiese: Parlaci del Dolore.
Ed egli disse:
Il vostro dolore è il rompersi del guscio che racchiude il vostro
intendimento.
Come il nòcciolo del frutto deve rompersi perché il suo seme possa
ricevere il sole, così dovete conoscere il dolore.
Se poteste mantenere in cuore tutta la meraviglia per il prodigio
quotidiano della vita, anche il dolore non vi sembrerebbe meno
stupefacente che la gioia;
E accogliereste le stagioni del cuore come avete sempre accolto le
stagioni che passano sui vostri campi.
E vegliereste sereni nell'inverno della vostra sofferenza.
Molte pene le avete scelte voi.
È la pozione amara con cui il medico in voi cura il vostro io malato.
Fidatevi del medico e bevete il rimedio tranquilli e in silenzio;
Perché la sua mano, anche se rude e pesante, è guidata dalla
mano premurosa dell'Invisibile.
E la tazza che vi porge, anche se brucia le labbra, è stata
modellata con l'argilla che il Vasaio ha bagnato con le Sue lacrime
sante.

tratto da "Il Profeta"

Io sono i miei pensieri



Io sono i miei pensieri.
Io sono le mie paure.
Io sono le mie gioie.
Le mie lacrime e i miei sorrisi.
Io sono i miei silenzi.
E le mie parole.
I miei desideri.
I miei sogni e i miei incubi.
Io sono quello che vedo.
Io sono le persone che amo.
E quelle che non amo.
Io sono il mio io.
Io sono quello che sento.
Io sono.
Semplicemente.

La tristezza della bellezza



Stando seduta ad osservare le montagne, così imponenti, così maestose, mi accorgo di quanto la bellezza sia triste.
Profondamente triste.
Immensamente triste.
Come quelle montagne.
O gli alberi secolari che mi circondano.
O i fili d’erba nel prato.
L’uccellino che sta morendo.
La coppia di anziani signori che cammina.
Il rintocco delle campane.
Le nuvole bianche in cielo.
Il profumo della primavera nell’aria.
Il signore con il bastone che, dopo 50 anni, ritorna nei luoghi dove passava da ragazzino le vacanze e non riesce a riconoscerli non avendo più punti di riferimento perché tutto è cambiato.
La nipote che lo accompagna.
La foglia che cade.
Il parcheggio semivuoto.
Le persiane chiuse della casa di fronte.
La scolaresca che passa.
I binari della ferrovia.
Tutto è immensamente e dannatamente triste.
Eppure è anche dannatamente bello.

La felicità ?



Quante cose strane accadono nella vita. Quante coincidenze. Insolite. A volte insperate. Altre insensate.
E ascoltando le parole di una canzone, rileggendo lettere dimenticate in un cassetto di una scrivania da troppo tempo abbandonata, quella inquietudine assopita, addormentata dalla monotonia e dal sonnifero della vita che sto vivendo, è tornata a svegliarsi. Un po’ come un vulcano che riprende ad eruttare dopo un periodo più o meno lungo di inattività, e quando meno te lo aspetti la lava scende dalle sue pendici e travolge tutto quello che incontra lungo il suo cammino.
Una volta qualcuno, sono passati quasi 10 anni credo, mi ha chiesto: “ma tu, quando sarai felice?” Allora, a quella persona, non so cosa ho risposto. Da qualche parte devo avere scritto quello che ho risposto nel cuore. Nei quaderni o nei diari buttati in una scatola in soffitta. Tra foto e ritagli di giornale. Tra dizionari e test dell’università. Tra ricordi. E racconti. E bambole. E dischi di Beethoven e dei Rolling Stones.
Ti chiedo questo, K, per te cos’è la felicità? Sei mai stato felice? Realmente, completamente, profondamente felice?
Ed è un punto di arrivo, di passaggio, uno stato d’animo sfuggente, eterno, transitorio, adesso c’è, tra un attimo, una frazione di secondo non c’è più? Oppure è qualcosa di permanente, di “superiore”?
E sei tu a costruirla oppure ti arriva così, senza un motivo particolare? Oppure, ancora, sono gli altri a dartela? E a prendertela, portartela via… strappartela dalle mani…?

Saggezza Irlandese



Ricordo le parole di una poesia che ho letto in un racconto.
Saggezza irlandese.

“Esiste una terra
dove non esiste la morte.
Non vi esiste tristezza,
né dolore, né odio,
né fame.
Tutti vivono in pace l’uno con l’altro, e c’è ricchezza senza lavoro.
Ma non essendoci dolore
non c’è gioia.”…

Sogno



Ho sognato che camminavo nel buio più totale. Avanti, indietro. Giravo in tondo. Sbattevo di qua e di là. Tutto attorno a me sembrava girare come un vortice. Avevo paura. Non avevo paura. Correvo. Mi voltavo. Tutto girava. E girava. Ed era buio. E c’era silenzio.
Il senso di questo sogno non lo so.
Ma che razza di pensieri sono questi?

Perché no




Note di un blues
Mi fanno sballare

Perché no?
Non starmi a guardare

Le tue mani
Mi fanno impazzire

Non ce la faccio
Voglio scappare

Guardare in faccia Dio
E chiederGli
“Perché?”

Correre lungo il fiume
Sul filo della pazzia

Sfidare il destino
Urlare la rabbia

Perché no?
Non starmi a guardare

Sfidarlo una volta ancora
E perdere una volta per tutte

Sono io che devo perdonare?

Raggi di sole
Lampi di luce

Forse è finita

Una volta per sempre