
domenica 26 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
Nel giorno del tuo compleanno -
desidero solo Silenzio

questa sera desidero solo
Silenzio
e perdermi
nella fiamma di una candela
e richiamare alla mente
il calore del tuo abbraccio
e sentire
il tuo profumo
e la tua voce che mi racconta
e la tua mano rugosa nella mia.
ma sento solo quel respiro affrettato,
affannato, faticoso, disperato
alla ricerca di aria. di vita.
sento solo i rantoli.
sento l’ultimo, profondo, Respiro.
sento la Vita che se ne va.
sento il Silenzio.
Nel giorno del tuo compleanno non posso non ricordare uno dei giorni più belli, l’unico compleanno vissuto insieme come famiglia. Davanti agli occhi ho le immagini di quel giorno pieno di risate, di abbracci, di felicità. Mi mancano quelle risate, mi mancano quegli abbracci. Mi manca quella felicità. Nonostante la tristezza che avevo nel cuore nel sapere che sarebbe stato l’ultimo tuo compleanno con noi e che te ne saresti andata presto, riuscivo a farti ridere e a rendere tutto speciale, perché volevo darti , per quel poco che ti rimaneva ancora da vivere, quello che ti era stato tolto, volevo vederti sorridere, volevo vederti felice.
Volevo che il tempo si fermasse. Volevo rimanere così per sempre. Per l’eternità. Perché eravamo noi. E questo bastava. E questo era il mondo. Era il mio mondo. E non importava niente del resto.
Quando vengo a trovarti mi capita ancora di voler fermarmi lì con te. Pensavo di esserne fuori. Ma stamattina guardando la tua foto sorridente sulla lapide avrei voluto essere ancora con te. Come quando S. ha scelto la morte ho pensato che lui adesso è dove per tanto tempo avrei voluto -o a questo punto dovrei dire ‘dove vorrei’?- essere anche io. Con te. Con voi. Perché spesso le nostre più grandi gioie sono anche i nostri più grandi dolori. Tormenti. E oggi mi sento ancora tormentata, ricaduta nel baratro dei ricordi che non danno sollievo, ma lacrime , e una profonda tristezza che avvolge tutto il resto , che crea un enorme vuoto attorno e dentro di me. E un solo desiderio. E questo mi fa sentire in colpa una volta ancora. E mi scava dentro una voragine, mi divora come quel cancro che ti ha portata via. E mi fa sentire impotente, ancora una volta.
E oggi mi risuona in testa ancora quella domanda. Come un disco rotto continua e continua e continua. Perché inevitabilmente associo la tua nascita con la tua morte. E mi chiedo Sono stata io? Ma so che non ci sarà mai una risposta. Non avrò mai la mia risposta.
E oggi ancora mi porto nel cuore quel tormento. E cerco un’assoluzione che forse non arriverà mai. Ho bisogno di un’assoluzione che forse non avrò mai. Per andare avanti. O per chiudere.
Burn everything inside of me
The final curse is inside of me
I’m surrounded by the dark cloak of the night
I have lost the faith in holy words ,
I have lost my way home
I’m so tired of wandering all around
without a destination
Burn and give me the light I search
Or burn and give me the peace
Be my guide through the darkest night
Give me Rest or give me Peace
venerdì 26 marzo 2010
La locanda - Gialāl ad-Dīn Rūmī

Una poesia del più grande poeta mistico persiano, fondatore della confraternita sufi dei dervisci.
L'essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.
Una gioia, una depressione, una meschinità,
Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.
Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,
lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.
Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.
Sii grato per tutto quel che arriva,
Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell'aldilà.
lunedì 22 marzo 2010
Libera - Valentina Giovagnini
Oggi camminavo per strada ascoltando Valentina... quanti ricordi, quanti bei momenti... sembra che non se ne sia mai andata...ed è difficile pensare che invece è proprio così...Ed è stato difficile essere al lavoro avendo nelle orecchie la sua voce e vecchi ricordi...e l'immancabile tristezza che il pensiero del "mai più" porta con sè... un abbraccio Vale...ovunque tu sia...Amami sognami come neve su di te
sfiorami ali leggere nell'aria
Parlami pensami come l'unica tua idea
cantami come una nenia nell'aria
Io sono in volo sono libera
non ho confini intorno a me
sono un pensiero sono musica
Amami sognami come nuvola su te
pensami come una luce lontana
Io sono in volo sono libera
Non ho confini intorno a me
sono un pensiero sono musica
E' la mia fantasia che mi porta via
La realtà non è mai una verità
Nessun mondo è lontano ovunque tu sia
giovedì 18 marzo 2010
Sono arrivata a pensare che

Sono arrivata a pensare che qualunque cosa io faccia o dica non ha valore.
Sono arrivata a pensare che l’oblio è meglio della vita vissuta.
Sono arrivata a pensare che la fuga sia l’unica cosa che io possa fare. Fuggire dalle cose e soprattutto dalle persone. Allontanarmi da loro e allontanarle da me. Non avvicinarmi a loro e non farle avvicinare a me. Perché le parole dette una sera dalla persona che forse più ho amato continuano a risuonarmi in testa e tutte le volte sono una pugnalata e tutte le volte mi fanno morire dentro. “Tu con una mano mi avvicini e con l’altra mi respingi”. E il fatto che lei abbia pensato questo, anche se solo per un istante, è uno dei miei più grandi rimorsi. E non mi dà pace. Mi tormenta. Continuamente. Ossessivamente.
Sono arrivata a pensare che l’unico modo per sentirmi viva sia farmi del male. Ma è davvero l’unico modo?
Sono arrivata a pensare che qui non ci sia posto per me. Per via di un vecchio rifiuto. Ma che c’entro io?
Sono arrivata a pensare che c’è un solo modo per stare meglio. Ma la soluzione non può essere quella. Altrimenti che senso avrebbe tutto il resto?
Sono arrivata a pensare che il mio posto sia con i morti. Perché loro sono in pace. Perché mi manca la loro presenza, il loro contatto fisico, i loro abbracci, il loro amore.
Sono arrivata a pensare che la mia vita non è nulla. La vita non può essere nulla.
Sono arrivata a pensare che io non sono nulla.
Sono arrivata a pensare che non sono nulla perché non so chi sono. Perché una persona non ha fatto la cosa giusta, devo essere io a sentirmi così? È così importante? E perché mi deve fare sprofondare in un abisso? E perché devo espiare io le loro mancanze?
Sono arrivata a pensare che l’amore non è altro che una catena. L’amore non può essere questo. O solo questo.
Sono arrivata a pensare che questo stare male è tutto quello che mi merito. Che non posso aspirare ad altro.
Sono arrivata a pensare che la solitudine sia la mia sola ed unica condizione.
Sono arrivata a pensare che per me non può esistere felicità, o amore, o amicizia. O serenità. O pace. Ed è giusto non avere mezze misure nell’essere felice o nell’essere triste? Nel fatto che non esistono piccole gioie o piccoli dispiaceri, ma solo grandi gioie e profondi dispiaceri?
Sono arrivata a pensare che io mi devo fare carico delle colpe e delle mancanze altrui.
Sono arrivata a pensare che devo proteggere le persone dalle cose brutte, che dipendano o meno da me, e che questo è il mio compito. Spetta davvero a me far sì di proteggerli?
Sono arrivata a pensare che la rabbia che provo sia giusta. Ma è rabbia verso di me. Per cosa non so. Forse perché permetto a cose o persone al di fuori, che non contano niente, di farmi del male. Di avere un qualche potere su di me. Di manipolare i miei pensieri e i miei sentimenti. Anche se per loro io è come se neanche esistessi. Ma io lascio che entrino nel mio cuore e li lascio distruggere quello che di buono c’è dentro. Li lascio calpestare ogni ricordo, ogni cosa bella, ogni cosa viva.
Sono arrivata a pensare che l’oblio è meglio della vita vissuta.
Sono arrivata a pensare che la fuga sia l’unica cosa che io possa fare. Fuggire dalle cose e soprattutto dalle persone. Allontanarmi da loro e allontanarle da me. Non avvicinarmi a loro e non farle avvicinare a me. Perché le parole dette una sera dalla persona che forse più ho amato continuano a risuonarmi in testa e tutte le volte sono una pugnalata e tutte le volte mi fanno morire dentro. “Tu con una mano mi avvicini e con l’altra mi respingi”. E il fatto che lei abbia pensato questo, anche se solo per un istante, è uno dei miei più grandi rimorsi. E non mi dà pace. Mi tormenta. Continuamente. Ossessivamente.
Sono arrivata a pensare che l’unico modo per sentirmi viva sia farmi del male. Ma è davvero l’unico modo?
Sono arrivata a pensare che qui non ci sia posto per me. Per via di un vecchio rifiuto. Ma che c’entro io?
Sono arrivata a pensare che c’è un solo modo per stare meglio. Ma la soluzione non può essere quella. Altrimenti che senso avrebbe tutto il resto?
Sono arrivata a pensare che il mio posto sia con i morti. Perché loro sono in pace. Perché mi manca la loro presenza, il loro contatto fisico, i loro abbracci, il loro amore.
Sono arrivata a pensare che la mia vita non è nulla. La vita non può essere nulla.
Sono arrivata a pensare che io non sono nulla.
Sono arrivata a pensare che non sono nulla perché non so chi sono. Perché una persona non ha fatto la cosa giusta, devo essere io a sentirmi così? È così importante? E perché mi deve fare sprofondare in un abisso? E perché devo espiare io le loro mancanze?
Sono arrivata a pensare che l’amore non è altro che una catena. L’amore non può essere questo. O solo questo.
Sono arrivata a pensare che questo stare male è tutto quello che mi merito. Che non posso aspirare ad altro.
Sono arrivata a pensare che la solitudine sia la mia sola ed unica condizione.
Sono arrivata a pensare che per me non può esistere felicità, o amore, o amicizia. O serenità. O pace. Ed è giusto non avere mezze misure nell’essere felice o nell’essere triste? Nel fatto che non esistono piccole gioie o piccoli dispiaceri, ma solo grandi gioie e profondi dispiaceri?
Sono arrivata a pensare che io mi devo fare carico delle colpe e delle mancanze altrui.
Sono arrivata a pensare che devo proteggere le persone dalle cose brutte, che dipendano o meno da me, e che questo è il mio compito. Spetta davvero a me far sì di proteggerli?
Sono arrivata a pensare che la rabbia che provo sia giusta. Ma è rabbia verso di me. Per cosa non so. Forse perché permetto a cose o persone al di fuori, che non contano niente, di farmi del male. Di avere un qualche potere su di me. Di manipolare i miei pensieri e i miei sentimenti. Anche se per loro io è come se neanche esistessi. Ma io lascio che entrino nel mio cuore e li lascio distruggere quello che di buono c’è dentro. Li lascio calpestare ogni ricordo, ogni cosa bella, ogni cosa viva.
mercoledì 17 marzo 2010
solo il mio angelo
la ricerca

Si è soli dentro come lo si è fuori. Né più né meno. Cosa porta l’uomo ad essere solo? Il carattere? Cosa cerca l’uomo? E mi fermo. Osservo gli aghi del pino caduti nei solchi tra i porfidi, o i mozziconi delle sigarette, le formiche. Sono stanca. Di cercare qualcosa. E di non trovarlo mai. Perché la ricerca a volte ti arricchisce. Perché a volte anche se non trovi quello che vai cercando, comunque trovi sulla strada qualcosaltro che magari è anche meglio. Anche se non lo avresti mai pensato. Ma a volte la ricerca non ti arricchisce. Ti impoverisce. In spirito. In forza. E intacca la tua fede nell’enorme potere dei sogni. Che si sgretola poco a poco. E quando i sogni non hanno più potere , è la fine. Almeno per le persone per le quali i sogni sono importanti, che al mattino si alzano perché c’è ancora qualcosa da sognare.
ed è solo domenica mattina
sabato 13 marzo 2010
cicatrici

ma il cuore non si ribella mai quando viene maltrattato?
quando sembra un pezzo di stoffa pieno di rammendi, o un corpo pieno di cicatrici?
i rammendi ricoprono lo strappo, le cicatrici rimarginano la ferita, ma non sarà mai come prima.
il segno rimane.
il segno di quello che è successo.
il segno che ti ricorda in ogni istante quello che vorresti non solo seppellire in un angolo nascosto del tuo cuore e della tua mente, ma che vorresti dimenticare, come se niente fosse mai accaduto.
tagliare via un pezzo della tua vita come si fa con un pezzo di carta.
le cicatrici sono lì sotto i tuoi occhi.
sulla tua pelle.
nella tua mente.
e nella tua anima.
e fanno da sottofondo alla tua vita.
anche se non lo vuoi.
anche se lo nascondi.
sono il 'paesaggio' davanti al quale scorre la tua esistenza.
sono lì dietro, come il telo bianco in una fototessera, una scenografia a teatro.
sono la colonna sonora della tua vita che ti accompagna passo dopo passo.
ovunque.
sempre.
e per sempre.
niente sarà mai più come prima.
quando sembra un pezzo di stoffa pieno di rammendi, o un corpo pieno di cicatrici?
i rammendi ricoprono lo strappo, le cicatrici rimarginano la ferita, ma non sarà mai come prima.
il segno rimane.
il segno di quello che è successo.
il segno che ti ricorda in ogni istante quello che vorresti non solo seppellire in un angolo nascosto del tuo cuore e della tua mente, ma che vorresti dimenticare, come se niente fosse mai accaduto.
tagliare via un pezzo della tua vita come si fa con un pezzo di carta.
le cicatrici sono lì sotto i tuoi occhi.
sulla tua pelle.
nella tua mente.
e nella tua anima.
e fanno da sottofondo alla tua vita.
anche se non lo vuoi.
anche se lo nascondi.
sono il 'paesaggio' davanti al quale scorre la tua esistenza.
sono lì dietro, come il telo bianco in una fototessera, una scenografia a teatro.
sono la colonna sonora della tua vita che ti accompagna passo dopo passo.
ovunque.
sempre.
e per sempre.
niente sarà mai più come prima.
vorrei

vorrei essere un essere senza cuore
vorrei essere un essere senza amore
vorrei essere un essere senza vita
vorrei vivere nel sole
vorrei vivere nel cielo
sopra una nuvola leggera
vorrei vagare nell’immensità del cielo
vorrei vagare nell’eternità del tempo
vorrei vagare nell’irrealtà del sogno
vorrei non ricordare
vorrei non scordare
vorrei sprofondare
vorrei bruciare
vorrei morire
vorrei vivere
venerdì 12 marzo 2010
senza far rumore
giovedì 11 marzo 2010
nessun senso
E le stelle ci stavano a guardare

Una carezza,
un sorriso,
una stretta di mano.
Un abbraccio,
un bacio,
un addio.
Un addio
mentre le stelle
ci stavano a guardare,
da lassù chissà
qualcuno vicino a te,
qualcuno caro a me.
Seduta sui gradini di una chiesa,
a notte fonda col buio intorno,
le strade erano deserte,
come lo era in quel momento
il mio cuore
che non riusciva a dimenticare
il fatto che te ne dovevi andare
senza mai più tornare.
E le stelle da lassù
mi stavano a guardare.
Vorrei che fossero lacrime

La pioggia cade sulle mie mani,
lungo la schiena scorre.
Sembrano tante lacrime
che dai miei occhi scendono,
ma sono solo gocce,
gocce di pioggia
cadute dal cielo,
quello stesso cielo
che ieri mi dava
sicurezza e calore,
mentre oggi solo tristezza.
Cammino per strada,
le mani in tasca,
non vedo nessuno,
sono sola in mezzo alla via,
ma non solo.
E vorrei che quelle sul mio volto
fossero lacrime,
non gocce di poggia.
Vorrei essere capace di piangerle,
le lacrime che ho dentro,
vorrei che scorressero libere,
ma non ci riesco.
Allora guardo il cielo,
riecheggia una sola domanda
‘Perché?’.
Vorrei che fossero lacrime,
ma sono solo gocce di pioggia.
lungo la schiena scorre.
Sembrano tante lacrime
che dai miei occhi scendono,
ma sono solo gocce,
gocce di pioggia
cadute dal cielo,
quello stesso cielo
che ieri mi dava
sicurezza e calore,
mentre oggi solo tristezza.
Cammino per strada,
le mani in tasca,
non vedo nessuno,
sono sola in mezzo alla via,
ma non solo.
E vorrei che quelle sul mio volto
fossero lacrime,
non gocce di poggia.
Vorrei essere capace di piangerle,
le lacrime che ho dentro,
vorrei che scorressero libere,
ma non ci riesco.
Allora guardo il cielo,
riecheggia una sola domanda
‘Perché?’.
Vorrei che fossero lacrime,
ma sono solo gocce di pioggia.
Amici e ricordi
sabato 6 marzo 2010
rivivo
forse perchè

Ridursi ad osservare un puntino invisibile sul muro per ore.
Ridursi a non pensare a niente.
Ridursi a versare delle lacrime che non hai pianto per cose più importanti, più vere e per questo sentirti in qualche modo colpevole. O forse è perché non le hai piante allora, e la volta dopo di allora, e la volta dopo ancora, che adesso non riesci a fermarle.
venerdì 5 marzo 2010
Sull ascoltare - J.Krishnamurti
*Il rumore delle parole*
Ascoltare è un'arte che non è facile acquisire, ma che porta con sé bellezza e comprensione profonda. Ascoltiamo dalle profondità del nostro essere, ma il nostro ascolto è sempre alterato da preconcetti o dai nostri particolari punti di vista. Non siamo capaci di ascoltare direttamente, con semplicità; in noi l'ascolto avviene sempre attraverso lo schermo dei nostri pensieri, delle nostre impressioni, dei nostri pregiudizi... Per poter ascoltare ci deve essere calma dentro di noi, un'attenzione distesa, e non deve esserci il minimo sforzo tendente ad acquisire qualcosa. Questo stato vigile e tuttavia passivo è in grado di ascoltare quello che è al di là dei significati delle parole. Le parole portano confusione; sono solo un mezzo di comunicazione esteriore, ma per trovarsi al di là del rumore delle parole è necessario ascoltare in uno stato di vigile passività. Coloro che amano sono capaci di ascoltare, ma è estremamente raro trovare chi sia capace di farlo. La maggior parte di noi è troppo occupata a raggiungere degli obiettivi, a ottenere dei risultati; stiamo sempre cercando di andare oltre, di conquistare qualcosa, così non siamo in grado di ascoltare. Solo chi ascolta veramente può cogliere la melodia delle parole.
*Saper ascoltare*
Vi siete mai seduti in silenzio senza fermare l'attenzione su una cosa qualsiasi, senza fare il minimo sforzo per concentrarvi, con una mente davvero calma? Se lo fate, potete ascoltare i rumori lontani e quelli vicinissimi a voi: siete in contatto coi suoni. Allora state veramente ascoltando. La vostra mente non si limita a funzionare attraverso un solo insufficiente canale. Quando ascoltate in questo modo, con grande tranquillità, senza sforzo, scoprite che dentro di voi avviene un cambiamento straordinario, un cambiamento che non dipende dalla vostra volontà e che si produce senza che voi lo chiediate; è un cambiamento che porta con sé l'immensa bellezza di una percezione profonda.
*Ascoltare senza schermi*
Come ascoltate? Ascoltate attraverso le vostre proiezioni, le vostre ambizioni, i desideri, le paure, le angosce? Ascoltate solo quello che volete sentire, solo quello che vi soddisfa o che vi lusinga? Ascoltate solo quello che vi conforta e che attenua momentaneamente la vostra sofferenza? Se ascoltate attraverso lo schermo dei vostri desideri è ovvio che state ascoltando solo la vostra voce: state ascoltando solo i vostri desideri. Ma esiste un altro modo di ascoltare? Non è forse importante scoprire come si possa ascoltare, non solo quello che dicono gli altri, ma qualunque cosa: il rumore della strada, il cinguettio degli uccelli, lo sferragliare del tram, il fragore delle onde, la voce di vostro marito o di vostra moglie o quella dei vostri amici, il pianto di un bambino? Ascoltare diventa importante quando smettiamo di proiettare i nostri desideri. Possiamo mettere da parte tutti gli schermi che ci impediscono di ascoltare veramente?
*Non lasciate spazio al pensiero*
Avete mai ascoltato il canto di un uccello? Per poter ascoltare, la mente deve essere calma, una calma che non c'entra nulla col misticismo. Io vi parlo e voi, se volete ascoltarmi, dovete stare in silenzio; non potete farvi ronzare nella testa le idee più diverse. Quando guardate un fiore, guardatelo senza dargli un nome, senza classificarlo, senza stabilire a quale specie appartenga; solo così potete guardarlo veramente. Ma farlo è una delle cose più difficili, proprio come è estremamente difficile saper ascoltare: ascoltare un comunista, un socialista, un politico, un capitalista; oppure vostra moglie, i vostri figli, il vostro vicino, A conducente dell'autobus, il canto di un uccello. Potete ascoltare con estrema semplicità solo quando non date spazio a un'idea o a un pensiero: allora può esserci contatto diretto; e quando siete in contatto, capite se quello che vi dicono è vero o falso. Non avete bisogno di discutere.
*Il vero ascolto porta con sé la libertà*
State davvero ascoltando quando vi sforzate di farlo? E vostro sforzo non è forse una distrazione che impedisce l'ascolto? Dovete forse sforzarvi per ascoltare qualcosa che vi rallegra? Finché la vostra mente sarà impegnata a fare sforzi, a confrontare, a giustificare, a condannare, non potrete rendervi conto della verità, non potrete vedere il falso per quello che è... L'atto di ascoltare è completo in se stesso; il semplice atto di ascoltare porta con sé la libertà. Ma a voi interessa veramente ascoltare? Oppure quello che vi importa è intervenire per tentare di modificare la confusione che vi portate dentro? Se ascoltaste... cioè se vi rendeste conto delle vostre contraddizioni, dei vostri conflitti, senza preoccuparvi di costringerli a entrare in un particolare schema di pensiero, forse questi finirebbero. Vedete, noi stiamo sempre cercando di essere qualcosa, di raggiungere uno stato particolare; vorremmo fare determinate esperienze ed evitarne accuratamente altre. Ma in questo modo la nostra mente rimane sempre occupata, non è mai tranquilla, non è mai in grado di ascoltare il rumore delle sue lotte e delle sue pene. Siate semplici... non cercate di diventare qualcosa o di aggrapparvi a qualche esperienza.
*Guarda intensamente*
Ho l'impressione che tanto l'atto di imparare, quanto l'atto di ascoltare ci risultino straordinariamente difficili. Noi non ascoltiamo mai veramente, perché la nostra mente non è libera; le nostre orecchie sono imbottite di tutta la conoscenza che portiamo sempre con noi, così ascoltare diventa straordinariamente difficile. Penso - anzi, è un fatto - che se potessimo ascoltare con tutto il nostro essere, con una vigorosa vitalità, allora l'atto di ascoltare diverrebbe un fattore di liberazione. Ma sfortunatamente voi non ascoltate, perché non avete mai imparato a farlo. In fondo, potete imparare qualcosa solo quando vi impegnate con tutto il vostro essere. Imparate la matematica solo quando vi ci dedicate totalmente; ma se vivete in uno stato di contraddizione, cioè se venite forzati ad imparare mentre non avete alcuna intenzione di farlo, allora l'imparare si riduce ad un vuoto processo di accumulazione.
Quando leggete un romanzo nel quale si muovono innumerevoli personaggi, se volete seguirne le vicende, dovete impegnare tutta la vostra attenzione; non potete pensare ad altre cose. E' di un'attenzione simile che avete bisogno per imparare. Se volete sapere come è fatta una foglia, una foglia di primavera o una foglia d'estate, dovete guardarla per vederne la simmetria, l'intessersi delle fibre, per sentirne la qualità. Una foglia è
viva. In ogni foglia c'è bellezza, vigore, vitalità. Se volete imparare qualcosa che riguardi una foglia, un fiore, una nuvola, un tramonto o un essere umano, dovete guardarli con tutta l'intensità del vostro cuore.
Il silenzio - Hazrat Inayat Khan

Vi è un detto: " Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio ". Questo detto risulta sempre profondamente vero. Più ne capiamo il significato, più realizziamo questa verità. Quante volte durante il giorno ci capita di dire qualcosa che sarebbe stato meglio tacere! Quante volte disturbiamo la pace del nostro ambiente con una involontaria mancanza di silenzio. Quante volte riveliamo le nostre limitazioni, la nostre meschinità, la nostra grettezza, che avremmo potuto nascondere, se solo avessimo taciuto! Quante volte, benchè desiderosi di rispettare gli altri, non riusciamo a farlo, perchè non sappiamo tacere. Per un uomo che vive in questo mondo un grande pericolo sta in agguato, il pericolo di confidarsi con una persona, con la quale non volevo confidarsi.
Corriamo questo pericolo non sapendo tacere. Un grande interprete della vita, il poeta persiano Sa'di dice:
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
Questo ci dimostra che malgrado la nostra saggezza, possiamo fare uno sbaglio, se non abbiamo un buon controllo nelle parole che usiamo. Di questa verità troviamo facilmente degli esempi: coloro che parlano molto, hanno minor potere di coloro che parlano poco. Una persona loquace può non essere in grado di esprimere un'idea in mille parole, mentre chi è padrone del silenzio, sa esprimersi con una sola parola. Tutti possono parlare, ma non tutte le parole hanno la stessa potenza. Inoltre, una parola dice meno di quanto sappia esprimere il silenzio. La nota fondamentale di una vita armoniosa è il silenzio.
Nella vita di ogni giorno esistono preoccupazioni a cui non sempre possiamo far fronte e allora solo il silenzio può aiutarci. Poiché, se vi è una religione, se vi è un modo per mettere in pratica la religione, è quello di compiacere Dio, compiacendo l'uomo. L'essenza della religione è di capire il prossimo. E non possiamo vivere questa religione se non dominiamo la parola - e se non ci rendiamo conto del potere del silenzio. Spesso ci sentiamo di aver ferito un amico; avremmo potuto evitarlo, con un maggior controllo sulle parole. Il silenzio è lo scudo degli ignoranti e la protezione dei saggi. Perché l'ignorante cela la sua ignoranza col tacere, e il saggio non getta le perle ai porci, se conosce il valore del silenzio. Che cosa ci dà potere sulle parole? Che cosa ci dà questa forza, che può essere ottenuta col silenzio? La risposta è: la forza di volontà; e ancora: è il silenzio che ci dà il potere del silenzio. Quando una persona parla troppo, dà segno di irrequietezza. Più parole vengono usate per esprimere un'idea, meno forza hanno. È un vero peccato che si pensi cosi spesso a risparmiare i centesimi e mai a risparmiare le parole. E come conservare ciottoli e gettare vie perle. Un poeta indiano dice:
"Conchiglia, da dove viene il tuo prezioso contenuto? Dal silenzio; per anni e anni le mie labbra son rimaste chiuse ".
Pare che il mondo si stia svegliando agli ideali spirituali; tuttavia vi è più attività - non solo attività esterna - ma anche attività mentale. Veramente l'umanità ha i nervi a pezzi per la mancanza di silenzio e per la superattività, del corpo e della mente. Quando il corpo riposa, l'uomo dice che dorme. La sua mente però continua ad agire, come di giorno. In questo mondo competitivo, l'uomo è cento volte più indaffarato di quanto lo sia mai stato prima. Naturalmente egli necessita di più riposo, quiete e pace, che non una persona che vive nella foresta e che ha tempo a disposizione. Quando l'attività cresce a tal punto e si perde l'arte del silenzio, che cosa ci si può aspettare?
Dove imparare il raccoglimento? Nel silenzio. Dove praticare la pazienza? Nel silenzio, Il silenzio praticato durante la meditazione è ancora un'altra cosa. Silenzio significa che dovremmo badare a ogni parola e a ogni azione che facciamo: questa è la prima lezione. Ogni persona veramente meditativa, ha imparato a servirsi del silenzio, naturalmente, nella vita di ogni giorno. Chi ha imparato il silenzio nella vita di ogni giorno, ha già imparato a meditare. Una persona può riservare mezz'ora al giorno per la meditazione, ma quando, di fronte a mezz'ora al giorno per la meditazione, ve ne sono dodici o quindici di attività, l'attività priva di forza la meditazione. Quindi le due cose devono camminare insieme.
Una persona che desidera imparare l'arte del silenzio deve decidere, per quanto lavoro abbia da fare, di conservare nella mente il pensiero del silenzio. Se non si tiene conto di questo, non si raggiungerà mai il pieno beneficio della meditazione. È come una persona che va in chiesa una volta alla settimana e negli altri sei giorni tiene i propri pensieri il più lontano possibile dalla chiesa.
A un re persiano, molto pio, il primo ministro chiese: " Voi meditate gran parte della notte e lavorate tutto il giorno. Come è possibile? ". E lo Shah disse: " Durante la notte sono io che inseguo Dio, durante il giorno è Dio che mi segue ". La stessa cosa avviene col silenzio: chi cerca il silenzio, sarà cercato dal silenzio. Ed è cosi con tutte le cose che desideriamo: se le cerchiamo abbastanza, esse, col tempo, ci seguono da sole.
Ci sono molte persone che poco si curano di fare del male a qualcuno, se sono convinte di dire la verità. Si sentono giustificate e non badano se l'altro piange o ride. Vi è comunque una differenza tra la verità e il fatto puro e semplice.
Il fatto è ciò di cui si può parlare - la verità ciò che non può essere tradotto in parole. La pretesa di " dire la verità " cade da sola, quando ci si rende conto della differenza che ce tra fatto e verità. La gente discute di dogmi, di credenze, di principi morali, in base alle proprie nozioni. Ma arriva un momento, nella vita di un uomo, in cui tocca la verità, ma non sa trovare le parole adatte a esprimerla e tutte le discussioni, le dispute e le argomentazioni crollano. In quel momento egli dice: " Non importa chi ha sbagliato, tu o io. Ora desidero soltanto correggere il torto ". Giunge anche il tempo, in cui le continue domande che uno fa a se stesso, su questo e su quello, si esauriscono, poiché la risposta sorge dall'anima ed è ricevuta in silenzio.
Il fatto è ciò di cui si può parlare - la verità ciò che non può essere tradotto in parole. La pretesa di " dire la verità " cade da sola, quando ci si rende conto della differenza che ce tra fatto e verità. La gente discute di dogmi, di credenze, di principi morali, in base alle proprie nozioni. Ma arriva un momento, nella vita di un uomo, in cui tocca la verità, ma non sa trovare le parole adatte a esprimerla e tutte le discussioni, le dispute e le argomentazioni crollano. In quel momento egli dice: " Non importa chi ha sbagliato, tu o io. Ora desidero soltanto correggere il torto ". Giunge anche il tempo, in cui le continue domande che uno fa a se stesso, su questo e su quello, si esauriscono, poiché la risposta sorge dall'anima ed è ricevuta in silenzio.
La tendenza generale dell'uomo è quella di ascoltare tutto ciò che giunge da fuori - e non è solo l'orecchio ad essere aperto al mondo esterno, all'orecchio è attaccato il cuore. Il cuore che ascolta le voci provenienti dal mondo esterno dovrebbe voltargli le spalle e attendere pazientemente fino a quando non riuscirà a udire le voci che giungono dall'interno.
Vi è una voce udibile e una voce non udibile, di coloro che vivono e di coloro che non vivono, di tutta la vita. Ciò che l'uomo riesce a esprimere in parole, dice poco. Si può forse parlare di gratitudine, di evoluzione, di ammirazione? Giammai, perché le parole saranno sempre inadeguate. Ogni sentimento profondo ha una voce propria: non può venir espresso con parole esterne. Questa voce arriva da ogni anima - ogni anima può essere udita solo dal cuore. E come si prepara il cuore? Col silenzio.
Il silenzio è qualcosa che - consciamente o inconsciamente cerchiamo in ogni momento della vita. Cerchiamo il silenzio e lo fuggiamo, nello stesso tempo. Dove si ascolta la parola di Dio? Nel silenzio. I veggenti, i santi, i saggi, i profeti, i maestri hanno udito la voce che viene dall'interno, avendo reso se stessi silenziosi. Con ciò non voglio dire che si potrà udire la voce; perché si è silenziosi. Intendo dire che, una volta che si è raggiunto il silenzio, ci sarà la possibilità di udire la parola che giunge costantemente dall'interno. Quando la mente è stata acquietata, si può comunicare con chiunque si incontri. Non c'è bisogno di molte parole; quando gli sguardi s'incontrano, ci si capisce. Due persone possono parlare e discutere per tutta la vita e non capirsi; altre due, se hanno acquietata la mente, si guardano e in un momento tra loro il contatto è stabilito.
Da dove provengono le differenze che ci sono tra le persone? Dall'interno. Dalla loro attività. E da dove l'armonia? Dalla quiete della mente. È il rumore, che ostacola la voce, che udiamo distante - è l'acqua agitata della sorgente, che ci impedisce di vedere la nostra immagine riflessa nell'acqua.
Quando l'acqua è quieta, il riflesso è chiaro; quando la nostra atmosfera è quieta, udiamo la voce che giunge costantemente al cuore di ogni persona. Cerchiamo consiglio, cerchiamo la verità, cerchiamo il mistero. Il mistero è dentro di noi, i consigli, la guida è nella nostra anima.
Spesso s'incontra una persona, il cui contatto rende inquieti, nervosi. La ragione è che questa persona non è riposante, non è tranquilla - e non è facile rimanere calmi e conservare la propria tranquillità in presenza di chi è agitato o inquieto. L'insegnamento di Cristo: " Non resistere al male ", significa: " Non reagire alle condizioni turbate di una persona agitata ". Sarebbe come afferrare un fuoco, che ci brucerà.
La via per sviluppare - in noi stessi - il potere di resistere a tutte le influenze perturbatrici che incontriamo nella vita di ogni giorno, è di acquietarsi, per mezzo della concentrazione.
La nostra mente è come una barca mossa dalle onde e influenzata dal vento. Le onde sono le nostre stesse emozioni e le nostre passioni, i pensieri e le immagini; il vento è l'influenza esterna, a cui dobbiamo far fronte. Per poter arrestare la barca, bisognerebbe avere un'ancora. Fermiamoci un momento a considerare quest'ancora: se è troppo pesante, fermerà la barca; se è leggera, la barca continuerà a muoversi, non si arrestera, perché in parte è nell'acqua e in parte nell'aria.
In questo modo, tuttavia ci limitiamo a controllare la barca: utilizzarla è ben altra cosa. La barca non è fatta per rimanere immobile; è fatta per uno scopo. Sembra che non tutti se ne rendano conto, ma la barca è fatta per andare da un porto all'altro. Perché la barca possa navigare ci vogliono varie condizioni: per esempio, che non sia sovraccarica. Cosi il nostro cuore non va caricato troppo pesantemente, con le cose I cui ci atracchiamo; altrimenti la barca non galleggerà. La barca non deve restare sempre nello stesso porto, deve arrivare al porto a cui era destinata.
In questo modo, tuttavia ci limitiamo a controllare la barca: utilizzarla è ben altra cosa. La barca non è fatta per rimanere immobile; è fatta per uno scopo. Sembra che non tutti se ne rendano conto, ma la barca è fatta per andare da un porto all'altro. Perché la barca possa navigare ci vogliono varie condizioni: per esempio, che non sia sovraccarica. Cosi il nostro cuore non va caricato troppo pesantemente, con le cose I cui ci atracchiamo; altrimenti la barca non galleggerà. La barca non deve restare sempre nello stesso porto, deve arrivare al porto a cui era destinata.
Inoltre, la barca deve reagire al vento, che la porterà nel porto cui era diretta: questa è la sensazione che l'anima riceve dal lato spirituale della vita. Questa sensazione, questo vento, ci aiuta a proseguire verso il porto, al quale tutti siamo destinati. Una volta concentrata, la mente dovrebbe agire come la bussola - che indica sempre la stessa direzione. Un uomo i cui interessi vanno in mille direzioni diverse, non è maturo per viaggiare in questa barca. E' l'uomo che ha una cosa sola in mente e che considera tutte le altre cose secondarie, che può andare da questo porto verso l'altro. Questo è il cammino chiamato misticismo.
tratto da "La Purificazione della Mente" di Hazrat Inayat Khan
Bellezza - Hazrat Inayat Khan

“Ogni anima è alla ricerca di bellezza e ogni virtù, giustizia, buon’azione non è nient’altro che un barlume di bellezza"
Hazrat Inayat Khan
La bellezza che il sapiente apprezza e un amante ammira, è venerata dal mistico. E’ inutile cercare di mettere in parole ciò che è la bellezza, ma se qualcosa può spiegarla, è l’altra parola per bellezza e quella è armonia. E’ l’armoniosa combinazione di colori, la combinazione di linee che si dispongono armoniosamente. E’ l’armonioso intonarsi degli oggetti della natura che ci suggerisce l’idea della bellezza. Per essere bello un oggetto deve essere armonioso, perché in realtà, l’armonia è bellezza. Se c’è qualcosa nel mondo che rende l’uomo inconsapevole di se stesso, in altre parole che gli fa perdere la sua autocoscienza, se c’è qualunque cosa che rende l’uomo umile, che lo fa arrendere volontariamente, è la bellezza. La bellezza è qualcosa che conquista senza una spada, che trattiene senza mani, che è più tenera dei petali di un fiore e più forte di qualsiasi cosa nel mondo. Il Profeta ha detto: “Dio è Bellezza ed Egli ama ciò che è bello”.
La bellezza può essere divisa in tre aspetti. Il primo è la bellezza del mondo oggettivo, degli oggetti. Questo aspetto della bellezza si vede nella natura. Ciò che attrae l’uomo inconsciamente verso la bellezza della natura è l’armonia, che essa esprime. Il mare, le montagne, i fiumi, ed il cielo blu, il sole che sorge e il sole che tramonta, la luna crescente e piena, tutti sembrano armonizzarsi insieme così da produrre una visione divina, che incomincia a parlare all’anima. Ecco perché la bellezza della natura eleva. Per i mistici, i profeti, e i saggi questa fu un mezzo per elevarsi a quel diapason in cui loro potevano percepire Dio. Allora non ci fu più una domanda della loro fede in Dio perché loro percepivano Dio nella bellezza della natura.
L’altro aspetto è la bellezza oggettiva che è arte, la creazione dell’uomo. Questa bellezza attrae una persona perché è una produzione, un’imitazione che l’anima ammira. Molto spesso quei dettagli che non si possono vedere chiaramente nella natura sono visibili nell’arte. Così l’arte è qualche volta la finitura della bellezza che è espressa nella natura. Un’immagine dipinta da un artista può essere più bella, o la ragione perché l’artista ha finito ciò che la natura aveva lasciato incompleto. Ma chi sta lavorando dentro l’artista? Il Creatore Stesso, ciò che il Creatore ha lasciato incompleto, Egli lo ha finito tramite l’artista. Perciò anche le creazioni dell’arte elevano. E’ molto ispirante quando una persona ascolta il canto degli uccelli, tuttavia una canzone cantata o composta da un essere umano può elevare perfino di più, perché l’uomo ha completato quella bellezza, era la sua missione completarla. E’ per questo che il mondo fu creato, perché l’uomo potesse finire a modo suo quello che non era ancora finito nella natura, così come per rendere completa la bellezza.
Il secondo aspetto delle bellezza è la bellezza personale, la bellezza dell’essere vivente, sia nella forma sia nei lineamenti, o nel pensiero e nell’immaginazione, nel merito e nelle qualificazioni, o nella virtù e nelle più alte qualità. Che cos’è la bontà? Bellezza. Che cos’è giusto o sbagliato? Quello che è bello è giusto, quello che manca di bellezza è sbagliato. Non c’è allora nessuna cosa come quella che la gente religiosa chiama peccato o virtù? Quello che è bello è virtù, e quello che manca di bellezza è un peccato. Questi due poli non sono opposti? Ci sono quando li guardi come poli opposti. Quando guardiamo ai due estremi di una linea vediamo che ci sono due estremi, ma quando guardiamo al centro della linea, vediamo che è una linea. Questi due poli opposti ci appaiono come due soltanto quando guardiamo ai due estremi. Quando il tappeto sul pavimento non è disteso, come dovrebbe essere, allora affermiamo che è sbagliato, ma non c’è alcun modo in riguardo a come dovrebbe essere disteso, è soltanto un senso che abbiamo per riconoscere la bellezza. Questo senso è disturbato dal vedere che il tappeto non è disteso diritto, e così ciò che è sbagliato è la mancanza di bellezza.
Il terzo aspetto della bellezza è la bellezza di Dio, che significa bellezza nella sua perfezione. Per vedere questa bellezza si deve sviluppare spiritualità, così che questa bellezza possa manifestarsi alla propria vista. Tutto ciò che sembra buono e bello lo si può immaginare nella perfezione fino al punto in cui l’immaginazione di una persona può arrivare, chiamando ciò la bellezza di Dio. Dato che la bellezza è soltanto manifesta alla nostra vista nella sua limitazione, è solo in Dio che vediamo la bellezza nella sua perfezione. Non c’è alcun oggetto che possiamo vedere che sia perfettamente bello, non ce n'è nessuno eccetto che nel nostro ideale cui possiamo attribuire tutta la bellezza. Possiamo rendere qualcosa il più bello possibile ma in realtà tutta la bellezza appartiene all’Uno ed Unico, e questo è Dio.
Ci sono due modi di scoprire la bellezza. Un modo è cercarla nella distribuzione di tutte le cose e di tutti gli esseri. Ciò di cui manca una persona un’altra ce l’ha, ciò che manca ad un albero l’altro albero ce l’ha, ciò che manca al fiume il mare ce l’ha, ciò che manca nel deserto lo si può trovare nella foresta, ciò che manca sulla terra lo si può trovare nel cielo. Perciò, quando prendiamo la bellezza come un intero, cominciamo ad avere un barlume di quello che è. La bellezza non è mai assente ma quando ne prendiamo una parte e guardiamo soltanto ad essa, noi vedremo certamente qualche mancanza di bellezza. Coloro che vedono la bellezza e la separano in divisioni, in sezioni, diventano critici. Sono alla ricerca della bellezza, ma non la trovano, ne trovano poca in una persona e una mancanza in un’altra. Perfino quando trovano una piccola bellezza in una persona, trovano anche qualcosa che manca. Quando compariamo questo con tutta la perfezione della bellezza, allora la mancanza di bellezza a noi si manifesta molto di più che la bellezza stessa. Naturalmente, per questa ragione, l’uomo diventa critico e questa tendenza lo rende cieco a se stesso.
L’altro modo di vedere la bellezza divina è chiudere i propri occhi per un momento all’aspetto denso della bellezza per vedere la bellezza interiore. Per esempio colui che si eleva al di sopra della bellezza della forma incomincia a vedere la bellezza del pensiero, colui che si eleva al di sopra della bellezza del pensiero inizia a sentire la bellezza del sentimento, che è ancora più grande; e colui che si eleva perfino al di sopra del sentimento e vede l’aspetto spirituale della bellezza vede la bellezza che è ancora più grande. Non c’è fine alla realizzazione della bellezza interiore. La bellezza interiore è molto più grande quando comparata con la bellezza esteriore, tuttavia non distoglie una persona dalla bellezza esteriore. Gliela fa soltanto apprezzare di più di quanto facciano gli altri.
Una volta un pensatore asceta fu invitato a partecipare ad un varietà a New York, dove c’erano tutti i tipi di danze, spettacoli e divertimenti vari, colui che lo portò là era entusiasta di scoprire quale fosse la sua opinione di ciò e gli disse. “A lei, una persona contemplativa, venire a vedere questo non-senso che viene rappresentato sul palcoscenico, deve disgustare”. Egli replicò: “No, mai. Come può questo essere disgustoso? Non è il mio Krishna che sta recitando là ?“ Sono coloro che hanno toccato la bellezza interiore in tutte le forme che sono in grado di apprezzare la bellezza in ogni forma. Non soltanto l’apprezzano, l’ammirano, e la venerano. Se la venerazione viene rivolta a qualunque cosa o a qualunque essere, è al Dio che è nascosto nella forma di bellezza.
I poemi dei Sufi di Persia e di altre nazioni: come Hafiz e Jami, Rumi e Faird-ud-Din Attar, non sono soltanto dichiarazioni filosofiche, ma sono scritti dall’inizio alla fine in ammirazione della bellezza. Se qualcuno si tuffasse in profondità in ogni loro verso, troverebbe che ciascuno è uguale a centinaia di libri pieni di filosofia. Perché? Perché le loro anime sono state mosse alla danza alla vista della bellezza. Quello che hanno espresso nelle loro parole è vivo, fiorisce, è pieno di bellezza. Questo penetra colui che può percepirlo, che può ammirarlo. La loro poesia è la loro preghiera. Potrebbe sembrare che sia un canto alla bellezza, ma a chi è cantato? La loro canzone è per Dio!
Iscriviti a:
Post (Atom)















